Scuola primaria a Parma

Una scuola Munari

Esistono scuole montessoriane, steineriane, può esistere una scuola ispirata a Bruno Munari? La risposta, per noi che abbiamo intitolato la nostra scuola elementare a questo grande personaggio, (primi al mondo e col suo permesso, avendoglielo chiesto in un bellissimo incontro coi nostri bambini) è senz’altro positiva.

Non esiste in realtà una vera e propria pedagogia munariana, ma esiste un metodo, basato sui suoi insegnamenti, al quale in passato l’Associazione Bruno Munari (ABM) ha dedicato molte energie. Tale associazione, presieduta fino a qualche anno fa dal figlio Alberto (Direttore dell’ Unità di Psicologia dell’Università di Ginevra, uno degli ultimi alunni di Piaget)  e composta da alcuni tra i più stretti collaboratori dell’artista milanese (Beba Restelli, Ivana Anconelli, Michela Dezzani, Pia Antonini, Silvana Sperati) è convinta che l’eredità lasciataci da questa eclettica figura in campo educativo sia enorme, e per certi aspetti rivoluzionaria.

Precorrendo i tempi, abbiamo avuto modo di sperimentare alcuni capisaldi di tale metodologia e di poterli adesso affinare in un discorso più maturo e meglio definito grazie a quanto elaborato dall’ABM e portato avanti dal gruppo Dacosanascecosa che riunisce i partecipanti ai due soli Master effettuati sul Metodo.

Fin dall’inizio abbiamo posto l’attenzione sul processo di crescita del bambino, che in quanto unico e diverso da tutti gli altri, necessita dei propri tempi e delle proprie modalità per raggiungere determinati risultati. Rispettarlo vuol dire dargli le tecniche di base e l’entusiasmo per arrivare autonomamente a trarre le conclusioni che è pronto a raggiungere in quel dato momento. Ciò comporta la sospensione del giudizio e lo spostamento dell’attenzione dal risultato raggiunto al processo svolto, due punti del Metodo per noi fondamentali.

Importante è quindi stimolare il bambino all’azione, osservare come questo impara e guidarlo nel suo cammino di scoperta nella maniera più naturale per lui. “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”: l’aspetto laboratoriale dell’insegnamento deve essere privilegiato, applicato possibilmente ad ogni materia ed esteso all’esplorazione personalizzata e creativa delle varianti, per verificare i limiti ed imparare attraverso una libera interdisciplinarità a pensare in relazioni.

Grande attenzione è anche dedicata all’aspetto prettamente educativo dell’individuo, in quanto conoscere ciò che è “altro” da noi non può prescindere dal rispetto per la sua diversità, intesa come possibile fonte di proficui scambi di conoscenze ed emozioni. Munari non amava farsi chiamare “maestro”, in quanto riteneva il proprio percorso di vita uno tra i tanti possibili, ed aveva un infinito rispetto per chiunque, soprattutto per i bambini, dai quali diceva di imparare davvero tanto. Questo perché gli adulti sono spesso troppo pieni di stereotipi per avere ancora la capacità di stupirsi, e quando imparano, faticano poi ad uscire dagli schemi. Non lui. Non Munari…

Cosa si fa in una scuola munariana?

Si fa

Perché è facendo che imparo.

(Tanti, tanti laboratori per tante materie)

Si esplora

Perché è la curiosità che mi spinge a conoscere.

(Con tutti i sensi)

Si gioca

Perché il gioco è una cosa seria.

(Imparo divertendomi)

Si apprendono delle tecniche

(Le basi su cui costruisco il mio sapere)

Si crea

Perché ogni bambino ha un mondo da proporre.

Si relaziona

Perché tutto è collegato.

Si impara a rispettare e ad essere rispettati

Perché tutto ha valore.

Si diventa grandi

Perché l’autonomia la conquisto io.

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